Gaby Odiele, la top model intersex denuncia le mutilazioni genitali sui bambini.

Click al video dell'appello di Gaby Odiele

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“Cara gioventù Intersex, potete essere chi volete, tutto quello che volete. Siate semplicemente voi stessi. Abbracciate la vostra unicità, è solo una piccola parte di voi stessi, un po’ come il colore degli occhi…”

Inizia così l’appello di Hanne Gaby Odiele, la modella belga che per prima ha avuto il coraggio di rompere il silenzio sulla sua condizione il mese scorso. C’è un fortissimo stigma che permea la vita delle persone intersex, il suo appello vuole incoraggiare le nuove generazioni a smettere di vergognarsi e vivere la propria condizione con fierezza. La modella 29enne è nata con testicoli interni, senza utero ed ovaie a causa della insensibilità dei suoi recettori agli androgeni. Questa cosiddetta “sindrome AIS” implica lo sviluppo di una persona con cromosomi XY (tipicamente maschili) ma con l’aspetto esterno dei genitali che possono essere femminili o atipici a seconda che l’insensibilità agli androgeni sia totale o parziale.

Questa è solo una delle almeno 40 varianti della condizione intersex, che possono avere cause genetiche, cromosomiche, anatomiche o ormonali. Secondo le Nazioni Unite, fino a 1,7% della popolazione del mondo è nato con tratti di intersessualità, più o meno equivalente al numero di persone con i capelli rossi.  Molte persone intersessuali mantengono la loro condizione segreta. C’è un grande tabù su questo tema e i medici raccomandano ai genitori di non comunicare ai propri figli la loro condizione. I bambini crescono così in un clima di vergogna e senso di non appartenenza alla società. Nella seconda parte del suo appello Odiele si rivolge quindi ai dottori.

“Cari medici, lasciate che i bambini e le bambine intersex facciano le proprie scelte. Ascoltate le testimonianze delle persone Intersex adulte su come quelle decisioni hanno cambiato le loro vite. Concentratevi sull’assistenza sanitaria delle persone adulte che potrebbero volere un aiuto e che possono dare il loro consenso ai trattamenti”.

Gli interventi chirurgici che vengono condotti sulle persone intersex sono troppo spesso guidati dalla paura verso il diverso, verso un corpo non binario, piuttosto che in risposta ad una reale necessità medica. Odiele ad esempio ha subito la rimozione dei testicoli interni all’età di 10 anni poiché i dottori temevano che avrebbe potuto causare il cancro. A 18 ha dovuto sottoporsi ad un ulteriore intervento per ricostruire la sua vagina. Tutti questi interventi hanno segnato profondamente in negativo la sua infanzia ed adolescenza ed ora vuole scoraggiare tutti i genitori dal sottoporre i propri figli a operazioni chirurgiche solamente per “normalizzarli” esteticamente verso il maschile o femminile.

In un’intervista al The Guardian Odiele riporta, “sono fiera di essere intersex, ma anche molto arrabbiata che questi interventi continuino ad essere eseguiti ancora oggi”. “Vivere da intersex non sarebbe stata una condizione problematica se (i medici) fossero stati onesti fin dall’inizio…diventa un trauma conseguente a quello che fanno”.

Il Consiglio Europeo ha condannato la chirurgia estetica sui minori e anche le Nazioni Unite si sono mosse esplicitamente per condannare i ripetuti interventi chirurgici e terapie mediche sui bambini e le bambine intersex mirati a “correggere” il loro sesso ed estetica. Questi interventi sono il più delle volte irreversibili e possono causare infertilità permanente, incontinenza, perdita della sensibilità degli organi sessuali, sofferenza psicologica e fisica per tutta la durata della vita. Non ci sono ragioni mediche per eseguire queste terapie ed interventi che portano così tanti impatti negativi sulla vita dei bambini.

Perpetrare queste pratiche senza il consenso del bambino viene riconosciuta come una violazione dei diritti umani.

Nonostante questo anche in Italia assistiamo ad un aumento degli interventi di “normalizzazione” del sesso spacciati come “cambio di sesso”, paragonando le operazioni a cui si sottopongono le persone trans con quelle effettuate sui bambini intersex. Questo crea una grande confusione nell’opinione pubblica. Si parla di “cambio di sesso dei neonati” confondendo colpevolmente due realtà invece ben distinte: quella della cosiddetta “disforia di genere” (DIG, o transessualità/transgederismo) e quella delle “differenze dello sviluppo sessuale” (dsd, intersessualità).  

Solo all’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma dichiarano che dal 1993 al 2013 la richiesta di “cambio di sesso” è aumentata di circa il 50% negli ultimi anni anche per bambini e neonati. Qui le forme di intersessualità vengono identificate come “disturbi della differenziazione sessuale che si presentano sin dall’età neonatale, con attribuzione incerta del sesso e difetti dello sviluppo sessuale”. Aldo Morrone, direttore generale dell’ospedale riporta come “in questi casi, vengono fatte analisi ormonali per capire quale sia la componente sessuale prevalente e, successivamente, su tale base si può optare per l’intervento chirurgico”. Negli ultimi 5 anni “sono stati eseguiti oltre 350 interventi di questo tipo su bambini entro i 6 anni di età”. Non vi è quindi un riconoscimento della condizione intersex se non come una patologia da correggere.

Il San Camillo di Roma non è l’unico esempio di come in Italia siamo ancora lontani dall’approcciarsi ai bambini nati con anatomia sessuale atipica in modo non esclusivamente patologizzante. Lo scorso Settembre ha fatto scalpore il caso del “cambiamento di sesso” di un bambino di due anni al Policlinico di Palermo. Il piccolo era stato dichiarato femmina alla nascita, ma dopo gli accertamenti sul suo corredo cromosomico, riconosciuto maschile, si è provveduto con ben due interventi ad asportare l’utero e la vagina e ricostruito il pene e la via urinaria intra-peniena. Peccato che le analisi ormonali non possono dire con certezza l’identità di genere di una persona né tanto meno possono indovinare quale sarebbe il rapporto di una persona col proprio corpo. Anche in questo caso viene riportato il caso solo da un punto di vista sanitario senza fare riferimento alle ripercussioni psico-fisiche a seguito dei pesanti interventi di chirurgia estetica realizzati senza il consenso del bambino. Si tratta quindi di operazioni irreversibili su una persona che non può dare il proprio consenso. 

I casi di violazioni dei diritti dei bambini intersex in Italia non sono passati inosservati.

Grazie alle segnalazioni della ong StopIGM.org, nel settembre scorso il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (Committee on the Rights of Persons with Disabilities, CRPD) ha ammonito l’Italia per le pratiche di mutilazioni genitali intersex (IGM, Intersex Genital Mutilations), denunciando ancora una volta tali pratiche come una violazione dell’art. 17 CRPD sulla “Protezione dell’integrità della persona”. Nello specifico viene chiesto  all’Italia di “garantire l’integrità fisica, l’autonomia e l’autodeterminazione ai bambini interessati“.

Quest’ultimo monito contro le pratiche di mutilazione genitale intersex da parte di un corpo delle Nazioni Unite si caratterizza come:
– il primo monito per l’Italia sulle mutilazioni genitali intersex;
– il 3° monito per le mutilazioni genitali intersex, da parte della Convenzione ONU;
– il 16° monito da parte di un organismo delle Nazioni Unite.
Il CRPD ha già ammonito il Cile, all’inizio del 2016, per le mutilazioni genitali intersex, secondo l’art. 17, e la Germania nel 2015, riferendosi ad un monito del 2011 dal Comitato Contro la Tortura delle Nazioni Unite.

L’anno scorso con una direttiva che è passata alla storia il Cile ha detto stop agli interventi chirurgici “normalizzanti” sui bambini intersessuali.  L’unico altro paese che ha prodotto delle direttive di prevenzione agli interventi medici sui bambini intersex è stato Malta che nell’Aprile 2015 divenne il primo stato a proibire questi interventi per legge.

La Germania già dal Novembre 2013 ha incluso l’opzione del terzo sesso per i bambini intersex mentre è dello scorso Dicembre a New York la notizia che Sara Kelly Keenan, dopo 55 anni, è stata la prima a poter finalmente leggere “intersex” sul proprio certificato di nascita. Siamo ancora lontani da un pieno riconoscimento dei diritti umani dei bambini e delle persone intersex nel mondo. Il grande pubblico inizia lentamente a diventare più consapevole grazie anche al coraggio delle testimonianze di personaggi noti come quella di Hanne Gaby Odiele, che termina così il suo appello:

“Cari genitori, amate il/la vostro/a bambino/a. Non c’è fretta, prendetevi il tempo che vi serve. Informatevi, mettetevi in contatto con altri genitori che hanno vissuto esperienze simili. Non prendete decisioni drastiche! Lasciate a vostro/a figlio/a decidere cosa vuole fare o chi vuole essere.”