Dalla Spagna alla Tunisia contro la violenza di genere

Un patto di stato storico in Spagna, una nuova legge in Tunisia passando per il Marocco dove sono state approvate riforme nel nuovo codice di regolamentazione del diritto di famiglia. Denominatore comune è migliorare il contrasto alla violenza sulle donne.

In Spagna, infatti, dall’inizio dell’anno 42 donne e 11 minori sono stati vittime di violenza interfamiliare o di genere. Il governo ha preso seriamente il problema e ha approvato 200 misure per migliorare la legge sulla protezione di donne e minori approvata 13 anni fa dal governo Zapatero. Entreranno in vigore il prossimo autunno e saranno supportate economicamente da un miliardo di euro, rinnovabili dopo i primi cinque anni.

Fra le misure previste ci sono: la creazione di protocolli nell’attenzione primaria sanitaria e ai pronto soccorsi ospedalieri, per intercettare possibili vittime di abusi e violenze in fase iniziale ; l’introduzione della prevenzione della violenza di genere e l’educazione all’uguaglianza come materie obbligatorie scolastiche.


Un altro voto storico, dall’altra parte del Mediterraneo: all’unanimità con 146 voti a favore, dopo un iter parlamentare fitto di ostacoli e di rinvii, è stata approvata la legge contro la violenza e i maltrattamenti sulle donne e per la parità di genere in Tunisia. Obiettivo del testo, garantire alla donna il rispetto della dignità e assicurare l’uguaglianza fra i sessi, garantita dalla Costituzione in tutti gli ambiti della propria vita. Tra i principali cambiamenti spicca l’abrogazione dell’articolo 227 bis del Codice penale, che consentiva allo stupratore di minorenne di non dover scontare la pena in caso di matrimonio con la vittima. La nuova legge prevede invece pene molto severe per gli stupratori e l’innalzamento dell’“età del consenso” sessuale da 13 a 16 anni.

Altro cambiamento fondamentale introdotto è l’articolo 17 del testo, che punisce con una multa da 500 a 1.000 dinari chi si rende colpevole di molestie nei confronti delle donne per strada o in spazi pubblici. Altra importante novità introdotta: viene punito l’impiego di minori per i lavori domestici (nella maggior parte si tratta di bambine), con l’introduzione di pene da 3 a 6 mesi di reclusione a carico chi viene riconosciuto responsabile.

Appena oltre lo stretto di Gibilterra, in Marocco, anche re Muhammad VI da anni sta portando avanti fondamentali riforme nel settore della Giustizia, a cominciare dal nuovo codice di regolamentazione del diritto di famiglia, Mudawwana, approvato nel 2004. Ora un nuovo passo avanti, togliendo le limitazioni di genere alla professione di adoul, sorta di cancelliere assistente dei giudici previsto anche dal fiqh (il diritto islamico), che potrà essere esercitata pure dalle donne. Il ministero della Giustizia islamica, per ottobre, ha lanciato un concorso per 700 posti di adoul, al quale potranno partecipare anche le donne.

E in Italia? Volgendo lo sguardo al belpaese la situazione non è rosea. Ma è di pochi giorni fa l’approvazione all’unanimità di un’importante delibera di Settima Commissione nel Consiglio superiore della magistratura per promuovere un monitoraggio negli Uffici giudiziari «per l’individuazione di buone prassi in materia di indagini sulla violenza di genere e la previsione tabellare di sezioni specializzate». L’obbiettivo è di assicurare specializzazione, tempestività e coordinamento con le forze dell’ordine e la Rete sociale e territoriale nella repressione e nella prevenzione della violenza di genere. Il vice presidente della VII Commissione, Renato Balduzzi ha evidenziato l’importanza «di raccogliere le migliori pratiche degli uffici giudiziari su questi drammatici temi, al fine di definire protocolli comuni sull’organizzazione e sui tempi dei procedimenti penali in materia di violenza domestiche e di genere».

 

AGGIORNAMENTO

Anche in Giordania dopo più di mezzo secolo è stata cancellata la norma salva stupratori che consentiva all’uomo di evitare il carcere sposando la sua vittima. L’abrogazione dell’articolo 308 è avvenuta all’interno di una riforma generale del codice penale che ha visto anche l’eliminazione del delitto d’onore.