Islanda: la parità di retribuzione tra uomini e donne è legge

L’Islanda, ha appena approvato una legge per la pari retribuzione tra uomini e donne. Il mondo del lavoro non favorisce, in Italia come altrove, la costruzione di una società equa. I salari delle donne sono più bassi di quegli degli uomini in media in tutti i paesi dell’Unione Europea così come sono numericamente inferiori le donne che hanno ruoli dirigenziali. Occorre quindi alle donne un impegno e una “fatica” maggiori per raggiungere gli stessi traguardi degli uomini sul posto di lavoro. E spesso nemmeno questo è sufficiente. L’Islanda, con questa legge, si impegna chiaramente ad iniziare un percorso che renda effettiva la parità di condizione tra gli uomini e le donne sul posto di lavoro (e speriamo non solo).

L’Islanda è un paese che da tempo è considerato all’avanguardia per le politiche per la parità di genere e da ora anche il primo paese al mondo che ha definito ed approvato una legge chiara ed intransigente che obbliga i datori di lavoro, sia del settore pubblico che del settore privato a corrispondere stipendi uguali per uguali mansioni ed inquadramento che i lavoratori siano uomini o donne.

La legge che è stata approvata questo 29 marzo dal parlamento islandese (Althingi), è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale divenendo quindi operativa a tutti gli effetti. Sono inoltre stati previsti una serie di controlli alla corretta applicazione dell’obbligo di parità salariale.

I datori di lavoro saranno, infatti, sottoposti a controlli frequenti oltre a fornire periodicamente la documentazione sufficiente per ottenere la certificazione ufficiale di azienda o istituzione che rispetta effettivamente la legge e la parità retributiva di genere.

Frida Ros Valdimarsdottir da anni guida le donne islandesi in un’azione politica di lotta alla discriminazione nel mondo del lavoro. Si tratta di un particolare tipo di sciopero per cui le donne lavoratrici hanno lasciato tutte il lavoro due ore e mezza prima dell’orario normale. Questo è il tempo calcolato come equivalente della differenza retributiva a vantaggio dei lavoratori di sesso maschile. Lo sciopero ha visto una larghissima partecipazione di tutte le donne dell’isola che conta all’incirca 330mila abitanti.

In Islanda la stragrande maggioranza delle donne sono anche lavoratrici e le casalinghe sono solo una quota molto residuale (all’incirca il 20%). Tuttavia le discriminazioni, in particolare nel mondo del lavoro, sono purtroppo presenti. Si calcola che i salari degli uomini siano tra il 14 e il 20% maggiori di quelli delle donne. Questo comporta anche una minor capacità d’acquisto per le donne. Una nota di criticità viene dalla Confindustria locale che ritiene che le aziende non debbano essere obbligate per legge e costrette a fornire documentazioni regolari, tuttavia, sono d’accordo nel sostenere politiche per la parità di genere, purché queste non siano vincolanti per le aziende. La forte crescita economica, la tradizione femminista, lo spirito solidale tutto scandinavo della società, aiuteranno probabilmente la riforma.

Fonte: Repubblica.it.