Diritti delle donne in Turchia: racconti di chi si batte per uguaglianza e libertà

Il settimanale “Pagina99” dedica alle donne turche un bell’articolo scritto da Marta Ottaviani. Il focus è sulla condizione delle donne turche e sulla tutela dei loro diritti: dal diritto al lavoro al diritto all’aborto e all’autodeterminazione dei propri percorsi e delle proprie traiettorie di vita. La Turchia di Erdogan limita la lotta delle donne turche e il loro cammino verso una condizione sempre più egualitaria e laica.

Un’importante segnale di impegno e lotta si è avuto con i movimenti e con le manifestazioni dell’8 marzo. Data significativa perché ha coinvolto molti movimenti femministi in moltissimi paesi e perché si inserisce nel contesto turco post golpe del 15 luglio. La Turchia oggi si sta preparando per un importante referendum che potrebbe cambiare radicalmente le sorti della Turchia moderna concedendo maggiori poteri al Presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan.

Questa serie di passaggi politici e sociali che la Turchia sta attraversando influiscono molto sul clima in Turchia rispetto al ruolo delle donne. Erdogan non promuove una visione della donna nella società libera di autodeterminarsi e di scegliere; negli anni ha sostenuto, al contrario, un ruolo della donna molto più tradizionale.

Molte attiviste ed attivisti esprimono preoccupazione infatti per la possibilità di portare avanti rivendicazioni e richieste di maggiori libertà e diritti in Turchia. Tra loro, “Pagina99” riporta il pensiero e la voce di Ezgi Kocak: attivista femminista indipendente che collabora con diverse ONG e che da tempo segue i problemi delle donne in Turchia. I diritti delle donne sono spesso calpestati e la situazione nella regione cosiddetta “della Mezzaluna fertile” è particolarmente preoccupante a causa della classe politica al potere.

– Le politiche sempre più conservatrici -, spiega Ezgi a “Pagina99”, – e gli atteggiamenti da parte delle autorità sono un ostacolo al tentativo delle donne di conquistare maggiore libertà e diritti. In Turchia non c’è la volontà politica di considerare le donne come individui dotati di diritti propri. Sono fermi a una concezione per la quale la donna è ancora collegata solo all’ambito familiare -.

Inoltre molte associazioni di donne, in particolare nell’area sud-est del paese, che soffre in maniera preoccupante della violenza di genere diffusa, sono state chiuse. La giustificazione addotta dal governo è che queste associazioni nascondono attività terroristiche legate, in particolare, al Pkk.

Associazioni come Mor Çatı che da anni lavora in prima linea nella difesa di donne che subiscono violenza fisica e psicologica, dal golpe di questa estate ammettono, però, di aver abbassato i toni delle proprie campagne. Questo è dovuto alla consapevolezza e alla preoccupazione che la situazione possa poi andare a peggiorare. Alcuni componenti di Mor Cati raccontano che – La notte del golpe abbiamo ricevuto decine di segnalazioni di donne che avevano ricevuto minacce per strada, tentati stupri, ma anche avvertimenti a stare a casa. Si è trattato molto spesso di persone con una chiara connotazione religiosa. –

E’ nato, con l’intento di non lasciare sole le vittime di violenza, il gruppo delle “Avvocate femministe”. Queste portano avanti diverse attività anche di sensibilizzazione oltre che di sostegno legale, che poi promuovono attraverso il loro account Twitter.  – Siamo alcune decine -, spiega a “Pagina99” Banu Guveren, – per noi la priorità assoluta è dare un aiuto concreto alle donne che si trovano in difficoltà. –

Oltre alla violenza, fisica e psichica, verso le donne queste spesso hanno anche difficoltà ad accedere ai servizi di tutela ed assistenza. Ma, prosegue Guveren, – Ci sono altri problemi di cui si parla troppo poco. Per esempio, abortire in Turchia è diventato quasi impossibile. La legge ufficialmente non è mai cambiata ma all’atto pratico interrompere una gravidanza è difficilissimo perché pochissime strutture pubbliche rendono il servizio disponibile -.

Le attiviste e gli attivisti sostengono che in Turchia occorrerebbe un radicale cambio di mentalità: – Le donne sono spesso oggetto di hate speech, se siamo in questa situazione è colpa anche dei messaggi che sono arrivati dal governo –. Anche lo stesso Presidente Erdogan, oltre che altri membri del suo governo e della sua famiglia, si sono più volte rivolti alle donne turche perché mettessero al mondo almeno tre figli, i quali poi dovrebbero essere accuditi da una madre sempre presente e che si prende cura della propria famiglia.

Per questo motivo il risultato del referendum costituzionale che si terrà il 16 aprile, è fondamentale: questo non riguarderà solo l’assetto democratico che il popolo turco sceglierà di darsi ma anche la sensibilità e la profondità con cui si deciderà di ripensare la questione femminile in Turchia.

Per leggere l’intero articolo e l’intervista sul sito di “Pagina99”, clicca qui.