Donne e lavoro, analisi Gender Equality Index

L’11 Ottobre è uscito il Gender Equality Index, un report volto a indicare i valori nei paesi europei di gender equality dei diversi ambiti di studio tra cui situazione economica, gestione del tempo: sociale e di accudimento, percentuale di donne e uomini in posizioni decisionali in ambito politico, economico e sociale, accesso alla sanità, status di salute ed in fine il tema del lavoro.

Come bilanciamento nei ruoli di potere l’Italia mostra un netto miglioramento rispetto al passato con un incremento di 29,2 punti negli ultimi dieci anni: sono aumentate le donne in parlamento (dal 12% del 2005 al 30% del 2015) e nei consigli di amministrazione anche se sono ancora lontani i numeri da record registrati dai Paesi del nord Europa. A parte infatti la macro area riservata al potere, l’Italia in termini di pari opportunità continua ad avere forti lacune e a perdere posizioni in classifica. I progressi in ambito lavorativo sono lenti, ma complessivamente, nei vari ambiti (occupazione, durata lavoratica, avanzamento nella carriera) l’aumento è stato di 1,5 punti negli ultimi dieci anni.  

La partecipazione delle donne all’occupazione rimane molto inferiore alla partecipazione degli uomini, e i mercati del lavoro in tutti gli Stati europei mostrano una persistente e significativa segregazione di genere. Questo perpetua le disuguaglianze di genere e ha l’effetto di limitare le scelte di vita delle donne e degli uomini in Europa.

Nel caso dell’Italia spicca sicuramente la difficile situazione in cui si trovano le donne, madri, nel dover conciliare famiglia e lavoro. è infatti sempre più difficile conciliare entrambi gli aspetti, nel 2016, secondo l’Ispettorato del lavoro, erano mamme quasi 8 donne su 10, di quelle che hanno dato le dimissioni dal loro posto di lavoro. E 4 di loro, su dieci , hanno detto che la ragione era la difficoltà a gestire insieme figli e lavoro. Non solo sono poche quelle che hanno un lavoro (il 48,9% il dato record di ieri dell’occupazione femminile su base mensile contro una media europea del 62,5%), ma molte lo lasciano al primo figlio. Delle oltre 27 mila domande di dimissioni presentate dalle donne l’anno scorso, il 40% lo ha fatto principalmente per tre ragioni: assenza di parenti di supporto, mancato accoglimento al nido ed elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato. Ma emergono anche motivazioni legate alla mancata concessione del part-time e organizzazioni del lavoro difficilmente conciliabili con la famiglia.

Diventa dunque necessario non solo parlare ma mettere in atto piani di sostegno economico, servizi sociali, sgravi fiscali ed orari flessibili a donne madre lavoratrici.

 

Gender Equality Index 2017