Aborto e obiezione di coscienza, San Camillo nell’occhio del ciclone per aver tutelato il diritto all’aborto.

In questi giorni assistiamo ad una pubblica discussione sulla assunzione di due medici ginecologi non abortisti dell’Ospedale San Camillo di Roma per garantire il servizio di interruzioni di gravidanza previsto dalla legge 194.

Il concorso indetto nella primavera scorsa era dichiaratamente rivolto ai ginecologi non obiettori. Per contrastare l’enorme ricorso all’obiezione di coscienza che in molte regioni d’Italia rende sempre più difficile accedere all’aborto alla fine Roma ce l’ha fatta, vincendo resistenze e ricorsi al Tar.

Nel Lazio il problema di garantire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) esiste.

In alcune province non è possibile ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza poiché obiettano 8 ginecologi su 10 (su una media nazionale di 7 su 10), 7 anestesisti su 10 e la metà del personale non medico. Ciò si traduce in difficoltà quotidiane e in un carico di lavoro eccessivo per chi non si tira indietro. Da qui l’introduzione con questo bando di concorso del vincolo contrattuale, per i medici selezionati, a non fare obiezione di coscienza.

E su questi punti, l’esclusione dal bando dei medici non obiettori e il conseguente rischio di licenziamento se dovessero rifiutarsi dal praticare l’Ivg, si sono scagliati il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e perfino il presidente dell’Ordine del medici di Roma e provincia che aveva chiesto al presidente della Regione Lazio di revocare l’”atto iniquo” della assunzione di due medici sulla base di un concorso per non obiettori all’aborto.

A stretto giro era arrivata la replica dello staff del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti:

“Le procedure avviate oltre un anno fa, per completare l’organico dei servizi dedicati alle prestazioni assistenziali relative all’applicazione della legge 194 presso l’ospedale San Camillo, non contengono alcuna forma di iniquità poiché non vi è nel testo del decreto alcun accenno o riferimenti, tra i requisiti previsti, all’obiezione di coscienza, ma una specifica indicazione delle funzioni da svolgere per le prestazioni assistenziali legate all’erogazione del servizio”. “Meraviglia pertanto che l’Ordine dei Medici di Roma – prosegue la nota della Regione Lazio – non conosca i contenuti di atti che risalgono al mese di giugno 2015 pubblicati sul Bollettino Ufficiale. (…) È singolare che l’Ordine sia contrario all’assunzione attraverso un concorso pubblico di due medici iscritti all’Ordine stesso.”

La legge 194, stabilisce che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste di Ivg.

Dunque, fermo restando la possibilità per i medici di sollevare obiezione di coscienza, non è previsto che tale obiezione debba essere pagata dalle donne che – rivolgendosi a strutture consultoriali od ospedaliere – si trovino di fronte alle serie difficoltà causate dall’assenza o dalla scarsezza di personale non obiettore.

Con i giuristi, i parlamentari, i filosofi morali, i medici e i rappresentanti dei consultori l’associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica e l’AIED, Associazione Italiana per l’Educazione Demografica, hanno redatto una linea d’azione da adottare con urgenza a fronte dell’elevata percentuale di medici obiettori che rende sempre più difficile per le donne interrompere la gravidanza in tempi brevi e in sicurezza.

Filomena Gallo e Mirella Parachini, rispettivamente segretario e membro di direzione dell’associazione Luca Coscioni, dichiarano: “La politica non può far finta che in Italia non esista un problema di mancata corretta applicazione della legge 194, una norma che è bene ricordare aveva fatto scomparire la piaga degli aborti clandestini”.

La Corte Costituzionale nel ‘75 con sentenza numero 27 ha affermato che “non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare” Attualmente tale diritto per le donne che vivono in Italia è vanificato. “I rimedi esistono, occorre volontà politica, ora tutte le regioni proseguano seguendo questo esempio”.