In Norvegia il calcio si gioca alla pari, anche nello stipendio

Dall’anno prossimo la nazionale di calcio maschile e femminile norvegese percepiranno gli stessi stipendi. In seguito all’appello su Twitter dell’Unione mondiale delle calciatrici: «Sconvolgente: dormire sull’autobus, stipendi miseri, condizioni inaccettabili. Per favore sosteneteci» la risposta è arrivata dalla Norvegia. Paese già tra i più all’avanguardia nell’ambito dell’equità di genere fa un altro passo avanti.

I colleghi maschi hanno accettato di “tagliarsi lo stipendio” devolvendo alla causa un contributo di 550 mila corone (circa 60 mila euro). Così il piatto totale per le calciatrici passerà da 3,1 milioni di corone (circa 331.700 euro) a 6 milioni di corone (poco più di 640 mila euro), mentre quello dei maschi scendera da 6,55 milioni a 6 milioni di corone.

Joachim Walltin, il presidente della Federcalcio maschile di Oslo, ha commentato l’accordo dal suo punto di vista: «La Norvegia è un Paese dove la parità è molto importante, quindi credo sia un bene per il nostro Paese e per lo sport. In Danimarca stanno ancora negoziando e negli Usa le cose sono migliorate, ma potremmo essere l’unico Paese dove ci sia un trattamento uguale».

Quel che è certo è che ad un accordo simile non si era mai arrivati. Negli Stati Uniti, per esempio, la situazione delle calciatrici della nazionale è da poco migliorata grazie a un nuovo accordo che prevede compensi più equi e contributi di maternità, ma le paghe dei maschi sono rimaste un’utopia.

Anche in Italia Maria Elena Boschi promette una svolta: “Domani col ministro Luca Lotti daremo vita a un tavolo di lavoro su questi temi”, ha annunciato la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio. Ma è possibile? La situazione del nostro calcio femminile non è certo delle migliori. Le calciatrici sonodilettanti, non vengono pagate, mentre i maschi, per giocare in Nazionale, ricevono un compenso che oscilla tra i 7 e i 10 mila euro a convocazione, frutto di un accordo risalente agli Anni 80 tra Associazione italiana calciatori e Federcalcio. La stessa Figc investe ogni anno 3,5 milioni di euro nel settore femminile, gestito dalla Lega Nazionale Dilettanti, meno della metà dei 7,2 milioni messi sul piatto dalla Norvegia secondo l’ultimo rapporto redatto dall’Uefa.

È pensabile che i calciatori italiani si quotino come i norvegesi per raggiungere la parità di genere? “Ci stiamo provando – ha affermato il presidente dell’Aic Damiano Tommasi a La Politica nel Pallone su Gr Parlamento, è un tema, i Paesi del Nord sono più avanti, si parla anche di professionismo e in Associazione sul calcio femminile stiamo lavorando molto, anche grazie a Sara Gama, che è all’interno del Consiglio federale e si sta facendo sentire. Sicuramente il futuro sarà migliore del presente”.