La Polonia e il diritto all’aborto

Mercoledì scorso, il parlamento polacco ha respinto una proposta di minima liberalizzazione al diritto all’aborto che avrebbe permesso la procedura nei casi in cui la salute o la vita della madre sono in pericolo o la gravidanza è il risultato di stupro o incesto.

Il Parlamento ha invece iniziato a lavorare su una nuova legge sull’aborto, proposta dal gruppo conservatore che chiede di rafforzare le regole che sono già tra le più severe d’Europa. La legislazione sull’aborto, approvata nel 1993, consente l’aborto solo in tre casi: pericolo di vita per la madre, gravissima malformazione del feto e stupro. Il nuovo disegno di di legge “stop all’aborto” prevede di rendere illegali gli aborti effettuati a causa di un disturbo congenito del feto, riducendo dunque le possibilità a solo due. Il 95% dei casi di aborto, del 2016, sono stati fatti a causa di un feto danneggiato.

“Questo è un giorno nero per le donne polacche”, ha detto Krystyna Kacpura, a capo della Federazione per le donne e la pianificazione familiare. “Se il disegno di legge verrà approvato, le donne polacche moriranno. Siamo trattate come non necessarie: siamo lì solo per partorire e se partoriamo un bambino molto malato, siamo lasciate da sole senza alcun aiuto”.

Nel 2016, il partito di Giustizia polacco (PiS) è stato costretto ad abbandonare la proposta di divieto assoluto di aborto quando il passaggio della legge alla commissione aveva provocato manifestazioni di massa che sono diventate note come “proteste nere“.

Ma il leader del partito di destra, Jarosław Kaczyński, ha dichiarato che il governo continuerà a cercare di stringere la legge. Ha detto: “Ci sforzeremo per assicurare che anche nelle gravidanze che sono molto difficili, quando per il bambino è sicuro morire, è fortemente deformato, le donne finiscono col partorire in modo che il bambino possa essere battezzato, sepolto e avere un nome”.