La campagna #ObiettiamoLaSanzione contro la depenalizzazione dell’aborto clandestino

A seguito dell’approvazione del decreto depenalizzazioni, approvato lo scorso 15 gennaio, che intende combattere l’innalzamento degli aborti clandestini con un mero inasprimento delle multe (dai 51 euro previsti con la vecchia legge, fino a 5-10mila euro) alle donne si sottopongono a tali pratiche, è partita la campagna #ObiettiamoLaSanzione

La protesta, lanciata in rete il 22 febbraio mattina con l’hashtag #ObiettiamoLaSanzione No all’aggravio delle sanzioni per l’aborto clandestino @matteorenzi @bealorenzin, è stata organizzata da un gruppo di femministe, giornaliste e blogger per portare all’attenzione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin la propria ”obiezione” al provvedimento. L’hashtag, lanciato inizialmente su alcuni blog, è in poco tempo diventato virale. L’attivista Anarkikka ha realizzato la vignetta per promuovere il tweetstorm ed ha accolto le adesioni di attiviste, sindacaliste e associazioni.

Tra le voci che hanno aderito alla protesta: Loredana Lipperini, Lorella Zanardo, autrice de Il corpo delle donne, la Casa Internazionale delle Donne di Roma, Se Non Ora Quando Napoli, Libere tutte di Firenze, D.i.Re Donne in Rete contro la violenza e via così.

Questo provvedimento – ha scritto Anarkikka – non evidenzia le cause a monte di un ritorno preoccupante agli aborti clandestini tra cui innanzitutto un abnorme numero di obiettori di coscienza, la cui media nazionale del 70%, raggiunge in alcune regioni anche quote superiori al 90%”.

il nostro auspicio è che si apra al più presto un dibattito istituzionale che porti lo Stato a farsi garante del diritto ad un aborto libero, gratuito e sicuro, per consentire alle donne la scelta di diventare madri liberamente e consapevolmente. Chiediamo allo Stato risposte adeguate contro gli aborti clandestini e non aumenti di sanzioni economiche, e quindi rivendichiamo la concreta applicazione della 194, nata per salvaguardare la salute delle donne ma ad oggi svuotata di reali tutele a causa dell’obiezione di coscienza”.