28 Settembre – Giornata dell’aborto sicuro e accessibile

Domani, 28 settembre, ricorre la giornata mondiale per l’aborto sicuro e accessibile. Per l’occasione il movimento femminista Non Una Di Meno torna in piazza per denunciare la difficoltà di accesso al diritto all’aborto. Con la legge 194 l’aborto è formalmente garantito in Italia ma nei fatti viene progressivamente negato dal 70,7% delle e dei ginecologhe/i e 48,8% degli anestesisti obiettrici e obiettori di coscienza (fonte Ministero salute).

Le radici di questa ricorrenza risalgono al 1990 in America Latina e Caraibi. Da Buenos Aires il Network September28, una rete internazionale composta da 1.800 gruppi e associazioni sparsi in 115 paesi del mondo, ogni anno ricorda la necessità di leggi che tutelino i diritti sessuali e riproduttivi delle donne nel mondo. La data – il 28 settembre – è stata riconosciuta dalla commissione ONU per commemorare l’abolizione della schiavitù in Brasile e viene oggi ricordata come il giorno del “ventre libero” (free womb) in cui si chiede l’aborto sicuro e legale per tutte le donne.

Il nome originale della campagna infatti è “Campaña 28 de Septiembre por la Despenalización del Aborto” che continua fino ad oggi a crescere di forza e impegno da parte degli attivisti dei diritti delle donne.

Sul sito Non Una di Meno sono riportati tutti gli appuntamenti italiani. Da Milano a Cagliari sono 24 le città che aderiranno alla mobilitazione con cortei, sit-in e volantinaggi informativi. Restano infatti allarmanti i dati sull’aborto in Italia e nel mondo. Qualche dato per orientarsi:

Nel mondo*

  •  quasi 50mila donne nel mondo perdono la vita a causa di un aborto non legale e quindi non sicuro;
  • 41 milioni di adolescenti nel mondo portano a termine una gravidanza indesiderata o conseguente a uno stupro;
  • 21,6 milioni di donne ogni anno sperimentano un aborto non sicuro (clandestino); di questi aborti clandestini, 18,5 milioni avvengono nei paesi sviluppati;
  • 47mila donne muoiono ogni anno per complicazioni legate all’aborto clandestino;
  • I decessi correlati all’aborto clandestino costituiscono circa il 13% della mortalità materna.

*(Fonte WHO World Health Organization)

In Italia

  • 70,7% delle e dei ginecologhe/i e 48,8% degli anestesisti sono obiettrici e obiettori di coscienza (fonte Ministero salute);
  • il 40% degli ospedali non ha un servizio per l’interruzione volontaria di gravidanza,mentre il Ministero della salute afferma che “su base regionale e, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, anche su base sub-regionale, non emergono criticità nei servizi di IVG”, valutando però la presenza dei servizi su base statistica e non su base territoriale (5) (Fonte Ministero salute);
  • 15% la percentuale di utilizzo dell’aborto farmacologico (Ru486) per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), all’ultimo posto in Europa (Francia 57%, Inghilterra 60%, Finlandia 98%, Svezia 90%, Portogallo 65%) (Fonti: Ministero salute, Associazione Luca Coscioni);
  • 13 miliardi di euro il denaro sprecato per pratiche sanitarie inappropriate (Fonte Ministero salute), come quella del ricovero ospedaliero di 3 giorni richiesto (Italia unico paese in Europa) per la somministrazione del farmaco abortivo Ru486;
  • Ignoto il numero di richieste di aborto, perché il dato non viene registrato.