6 Febbraio: giornata mondiale contro la mutilazione genitale femminile

Il 6 febbraio del 2003 è il giorno in cui Stella Obasanjo, moglie dell’ex presidente nigeriano Olusegun Olusegun, ha pubblicamente proposto all’Onu di istituire la giornata mondiale per la tolleranza zero contro qualunque forma di mutilazione genitale femminile.

Da allora quella data segna la giornata mondiale contro la mutilazione genitale femminile, una pratica ancora molto diffusa. Circa 200 milioni di donne nel mondo hanno subito una menomazione genitale. E’ una pratica diffusa in molti paesi africani oltre che in alcuni paesi asiatici come l’Iraq e la Thailandia. E’ una crudeltà del tutto sconnessa da motivazioni religiose che trova piuttosto le proprie radici nelle tradizioni più ancestrali.

La pratica è legata ad una visione fortemente maschilista della società. La mutilazione faraonica (che prevede l’asportazione delle labbra oltre che del clitoride) prevede la chiusura dell’organo femminile (cucitura). In questo modo la donna resterà “chiusa” fino al giorno delle nozze in cui il marito reciderà le labbra “riaprendo” la vulva e rendendo possibile e dolorosissimo il rapporto sessuale.

La donna perde quindi la possibilità di godere del rapporto sessuale oltre che di avere libera determinazione del suo corpo. Gravissime sono inoltre le conseguenze sulla salute delle donne, il rischio di infezioni è molto alto ed i dolori mestruali sono più forti. Il parto è spesso rischioso sia per la madre che per il bambino a causa di tessuti che hanno ormai perso la propria elasticità.

Per informare su tutto questo nasce “Uncut”, un bellissimo lavoro promosso da ActionAid su idea della giornalista Emanuela Zuccalà. E’ un insieme di dati oltre che di racconti, interviste, video e musiche legate alla mutilazione genitale femminile (MGF) in Africa.

Uno spaccato su un fenomeno che in Europa pare non preoccupare ma che invece è sempre più presente. Le migrazioni da paesi che applicano la MGF (primo tra tutti in numero assoluto l’Egitto) hanno aumentato il numero di donne in Europa che sono infibulate o mutilate e le numerose comunità che si ricreano nei paesi europei portano avanti questa orribile tradizione.

Mentre le pratiche più tradizionali con strumenti primitivi stanno diminuendo, il ricorso a medici ed operatori sanitari è sempre più frequente. L’ Istituto Europeo per l’uguaglianza di genere (Eige) indica un totale di 500mila vittime della MGF in Europa.

Nel 2013 l’Unfpa (United Nations Population Fund) ha pubblicato un rapporto che prevede i trend futuri rispetto al fenomeno. I tassi sono in diminuzione in termini assoluti ma occorre sensibilizzare sul tema sempre di più affinché sia concretizzato l’obbiettivo di dimezzare il numero di donne che ha subito una mutilazione genitale. Globalmente, le MGF hanno registrato una diminuzione del 5% fra il 2005 e il 2010: se questa tendenza continuerà, la speranza di dimezzare il fenomeno potrebbe concretizzarsi nel 2074. Se invece il calo si ferma, data la crescita della popolazione, nel 2030 saranno 20 milioni le ragazze di 15-19 anni vittime di MGF, contro i 13,7 milioni di fine 2010.

“Uncut” fa riflettere sull’importanza dell’autodeterminazione delle donne: affinché queste possano essere ovunque padrone del proprio corpo oltre che dei propri destini, libere da concezioni tradizionaliste che le vedono spesso sottomesse a mariti e padri “custodi della loro integrità”.