La Svezia riconosce il diritto d’asilo ad una donna salvadoregna incarcerata per aborto

María Teresa Rivera è una donna salvadoregna di 34 anni, madre di un figlio di 11 anni. Ha passato gli ultimi quattro anni della sua vita in carcere per l’accusa di aver procurato la morte del figlio che aveva in grembo. E’ stata scarcerata nel 2016 grazie agli avvocati che sono stati in grado di dimostrare che l’aborto non è avvenuto con intenzionalità ma spontaneamente. Nonostante la scarcerazione, e quindi anche il riconoscimento della mancata sussistenza del reato, è stata comunque discriminata ed accusata dalla stessa comunità in cui viveva e dall’opinione pubblica, non riuscendo poi a trovare un impiego proprio perché considerata un’assassina. Nel Salvador l’aborto è illegale dal 1997 e si conta che ad oggi siano più di 20 le donne in carcere perché accusate di aver provocato la morte del feto e più di un centinaio quelle accusate e in via di giudizio.

María Teresa Rivera è però il primo caso di asilo ricevuto in un altro paese per persecuzioni contro la donna perché non tutelata nel suo diritto alla salute e all’autodeterminazione e quindi anche nella possibilità di abortire. La Svezia ha accolto lei ed il figlio in ragione delle persecuzioni e delle accuse ricevute nel Salvador.

La giornalista Anastasia Moloney, per la Fondazione inglese Thomson Reuters ha intervistato Catalina Martínez, avvocata e direttrice del programma latinoamericano del Center of reproductive rights che ha sostenuto Rivera. Catalina Martinez ha descritto il provvedimento adempiuto dalla Svezia come “un precedente molto importante non solo per le donne del Salvador, ma per le donne di tutto il mondo”. Nonostante la scelta delle autorità svedesi di accogliere la richiesta di asilo non si riferisca direttamente al divieto di aborto nel Salvador, tuttavia si dice in modo chiaro che Rivera è stata detenuta per aver vissuto un’emergenza di carattere ostetrico.

I funzionari dell’immigrazione hanno tenuto conto del fatto che aveva subìto una persecuzione legale e sociale”, ha dichiarato Martínez. Secondo gli avvocati del Center of reproductive rights con sede negli Stati Uniti, Rivera è la prima donna al mondo a vedersi riconosciuto il diritto di asilo con queste motivazioni.

Nel Salvador  si sta accendendo la speranza che, per lo meno per le donne che rischiano la propria vita a causa della gravidanza in atto o che sono rimaste incinte a causa di uno stupro, si possa reintrodurre il diritto all’aborto. La parlamentare Lorena Peña del partito di sinistra Fronte Farabundo Martí per la liberazione nazionale, attualmente al governo, ha proposto una legge per abolire il divieto di aborto in questi due casi. La proposta verrà discussa in Parlamento entro la fine dell’anno.

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