Quando la legge non riconosce l’autonomia delle vittime di stalking

Il 14 Giugno la riforma del codice penale è divenuta legge. Le modifiche introdotte incidono, tra le altre, sulla procedura di aggravamento delle pene per determinate tipologie di reati ad elevato allarme sociale (dal voto di scambio mafioso al furto e rapina aggravati). A cominciare dalla estinzione dei reati procedibili a querela di parte, che verranno di fatto cancellati d’ufficio – e quindi indipendentemente dalla volontà del querelante – se l’autore si impegna a risarcire il danno e a riparare integralmente le conseguenze.

Proprio su quest’ultima modifica la rete Non una di meno ha pubblicato il comunicato dal titolo “Estinguetevi voi”. All’interno dei reati procedibili a querela di parte rientrano, infatti, anche le ipotesi di stalking non aggravato. Consentendo una remissione della querela  all’interno del processo, spiega Non una di meno, viene affidato nuovamente alla discrezionalità del giudice una decisione che deve spettare unicamente alla donna, privandola in questo modo della facoltà di rifiutare un risarcimento, che può ritenere offensivo o può semplicemente non volere,  subendo l’esito di un processo che le nega ancora centralità.

“Misure del genere vanno  a depotenziare il ruolo delle persone offese nell’azione processuale e, in particolare, l’irrilevanza del consenso delle parti limita fortemente l’autodifesa e l’autodeterminazione delle donne, il cui segnale di allarme e di accusa viene in questo modo negato e silenziato.
Esprimiamo profonda indignazione verso un Parlamento che dimostra di essere rimasto indifferente alle rivendicazioni che le donne continuano a portare in piazza. Ci chiediamo, infatti, con tali premesse, quale Piano Antiviolenza approderà in Parlamento:  di certo non metterà al centro l’autonomia delle donne.”

Manifestano preoccupazione anche la rete D.i. Re. – Donne in rete contro la violenza, per cui la riforma del codice penale se applicata ai casi di violenza di genere andrebbe contro la Convenzione di Istanbul che sancisce chiaramente all’art. 48 il divieto di metodi alternativi di risoluzione dei conflitti o di misure alternative alle pene obbligatorie per reati commessi nei confronti delle donne in quanto tali, o che colpiscono in modo sproporzionato le donne. La stessa Convenzione di Istanbul prevede all’art. 45 che “i reati stabiliti conformemente alla presente Convenzione siano puniti con sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive”.

Il nodo dell’intera discussione, secondo D.i.Re., non è tanto la procedibilità del reato di stalking, quanto l’assenza nel nostro ordinamento di una norma che – in ossequio al disposto dell’art. 48 della Convenzione di Istanbul – vieti il ricorso a metodi alternativi di risoluzione dei conflitti tra cui la mediazione e la conciliazione nei casi di violenza di genere. Per questo Donne in rete contro la violenza chiede che venga inserita nella riforma una clausola di esclusione per questi casi di violenza.

Qui link per leggere il comunicato integrale di Non una di meno e di Donne in rete contro la violenza.