E’ una esperienza traumatica che può capitare nella vita di qualsiasi donna. E’ un fenomeno paradossalmente “democratico” che non conosce confini geografici ed accomuna donne di tutto il mondo senza differenze di età, religione, etnia e condizioni socio economiche. Dagli aborti selettivi per evitare la nascita di bambine, ai matrimoni forzati o combinati, alle mutilazioni genitali femminili, agli stupri di guerra sino alla violenza nelle relazione intime con un uomo: violenze che colpiscono donne in differenti momenti della vita ma che si basano sull’idea, tipica di una società patriarcale, della donna in una posizione subalterna a quella dell’uomo.

La violenza maschile contro le donne è stata riconosciuta come una violazione dei diritti umani dalla Dichiarazione della Conferenza di Vienna 1993 . In Italia secondi i dati raccolti dall’Istat sono 6 milioni e 743 mila le donne tra i 16 e 70 che hanno subito almeno una volta nella vita un episodio di violenza fisica o sessuale. Un fenomeno più ampio rispetto alle denunce. Si denuncia ancora poco per vergogna o paura.

Particolarmente diffusa è la violenza maschile nella coppia, che comprende la tipologia psicologica, fisica, economica, sessuale e di persecuzione.

La violenza non è causata da:

  • una manifestazione di aggressività sana dell’uomo, ma i comportamenti violenti sono finalizzati a mantenere l’asimmetria di potere,
  • un raptus momentaneo, perché c’è una sistematicità nell’esercizio da parte dell’uomo di soprusi psicologici e fisici
  • un conflitto che si può risolvere con una negoziazione, in quanto c’è una abuso della fiducia che la donna ha riposto nell’uomo e una negazione del dialogo.

Alla base della relazione violenta ci sono due strategie adottate dall’uomo:

    1. l’isolamento, ovvero l’allontanamento della donna dalle sue reti familiari, amicali e lavorative
    2. il controllo, che consiste nel controllare qualsiasi cosa faccia la donna.

Una volta che la donna è isolata e controllata inizia un ciclo detto della violenza che ha tre fasi:

    1. salire della tensione: l’uomo si arrabbia e la “donna cammina sulle uova” e cerca di evitare l’esplosione violenta
    2. episodio violento: l’uomo aggredisce la donna. Le prime volte sono soprusi verbali che possono intensificarsi in un’escalation e portare a gravi conseguenze fisiche
    3. luna di miele: l’uomo dichiara di pentirsi e che cambierà ma nello stesso non si assume la responsabilità della violenza e la scarica su fattori esterni: problemi di lavoro, la donna che non sa gestire i figli, etc.

Questa ciclicità rende difficoltoso per la donna uscire dalla violenza perché l’uomo non è sempre un violento. Ecco perché è importante per le donne rompere l’isolamento e il silenzio per confrontarsi con il mondo rivolgendosi ai Centri Antiviolenza.

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