Una ex-funzionaria del Dipartimento di Stato americano sta facendo discutere le donne di mezzo mondo. Anne-Marie Slaughter, autorevole professoressa all’Università di Princeton, ha deciso di dimettersi da consulente di Hillary Clinton per stare vicina al figlio adolescente. Le motivazioni di questa scelta le ha spiegate in un lungo articolo, in cui afferma: ‘Credo ancora fermamente che le donne possano “avere tutto (e anche gli uomini) e credo che possano avere tutto allo stesso tempo. Ma non oggi, non nel modo in cui l’economia e la società sono attualmente strutturati’.

Il problema della conciliazione tra lavoro e famiglia esiste in tutti i paesi e coinvolge, in teoria, lavoratori e lavoratrici. Tuttavia, a causa della diseguale distribuzione dei carichi familiari tra donne e uomini presente nella società italiana, questo problema ricade soprattutto sulle donne, in particolare nella fase della loro vita successiva alla nascita dei figli. Come ha rilevato l’Istat, la gestione del lavoro domestico e familiare è affidata prevalentemente alle donne, indipendentemente dal fatto che abbiano un lavoro o meno: il 42,3% delle lavoratrici sono impegnate nelle attività di cura contro il 34,5% dei lavoratori. Questo si ripercuote anche sulla possibilità di lavorare: tra le madri di 25-54 anni, la quota di occupate è pari al 55,5% (mentre tra i padri raggiunge il 90,6%) e questa percentuale scende drasticamente al 33,3% per le madri con tre o più figli. Lavoro e maternità in Italia sono più inconciliabili che in qualsiasi altro paese europeo: oltre un quarto delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità e appena il 6,9% dei padri usufruisce di congedi parentali, contro il 45% delle madri.

Attualmente in Italia sono poche le politiche innovative in grado di migliorare questa situazione. Una di queste è la legge 53/2000, che promuove la realizzazione di progetti sperimentali di conciliazione tra lavoro professionale e familiare ma che purtroppo gode di finanziamenti abbastanza discontinui. I servizi a disposizione delle famiglie, poi, sono carenti e vi è una sempre maggiore tendenza alla privatizzazione. Le misure di conciliazione adottate dalle istituzioni e dalle imprese, sia che si tratti di misure nei luoghi di lavoro (flessibilità oraria, congedi ecc.) oppure di servizi sul territorio (asili nido ecc.) sono molto importanti poiché possono favorire la promozione della condivisione delle responsabilità familiari e aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Ma occorre evitare il malinteso che le politiche di conciliazione riguardino solo le donne perché questo contribuisce a rafforzare la tradizionale divisione dei ruoli e non prende in considerazione il coinvolgimento degli uomini nel lavoro di cura.

Per saperne di più: http://www.politichefamiglia.it/documentazione/dossier/conciliazione-l-53/le-politiche-per-la-conciliazione.aspx