Nel corso degli ultimi dieci anni è cambiata in Italia la percezione di salute della popolazione, con un maggiore divario di genere: nonostante, infatti, risultino essere più longeve degli uomini, le donne vivono peggio il loro stato di salute.

Secondo i dati ISTAT la speranza di vita delle donne italiane è in media di 84,4 anni contro i 79,2 degli uomini. La qualità della vita, tuttavia risulta migliore negli uomini, solo il 67,2% delle italiane afferma infatti di godere di buona salute contro il 75,1% degli uomini. Un fenomeno rilevante a livello sanitario è la violenza contro le donne (sessuale, fisica, psicologica, economica), a causa delle conseguenze immediate legate alle lesioni fisiche e di tutta una serie di altri devastanti effetti: depressione, ansia e attacchi di panico, disturbi dell’alimentazione, dipendenze, disturbi sessuali e ginecologici, malattie sessualmente trasmissibili. A livello mondiale l’OMS stima che la violenza sia una causa di morte o disabilità per le donne in età riproduttiva grave quanto i tumori. Il Rapporto 2010 della Commissione Europea sullo stato di salute delle donne denuncia un aumento dei casi di violenza sessuale che hanno contribuito ad accrescere notevolmente la percentuale di donne colpite da depressione cronica.

In questo contesto si inserisce il dibattito in Italia sui diritti sessuali e riproduttivi delle donne. In seguito all’approvazione della legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza (IVG), si è osservata nel tempo una progressiva riduzione delle IVG (-50,9% dal 1982 al 2009) e una sostanziale scomparsa dell’aborto clandestino con conseguente eliminazione della mortalità e morbosità materna associate. Nonostante siano passati più di trent’anni da quando il ricorso all’’IVG è stato reso legale (rendendo così esecutivo un diritto riconosciuto dagli accordi internazionali sui diritti umani, il diritto alla libertà e all’autodeterminazione in materia riproduttiva), oggi sempre più medici fanno ricorso all’obiezione di coscienza. Il 70% dei ginecologi nelle strutture pubbliche è obiettore di coscienza e in molte province non è possibile effettuare aborti terapeutici. Questa diffusa tendenza sta comportando un aumento notevole della mobilità delle donne verso alcuni centri del nord Italia o addirittura all’estero, con tutti i rischi che tali ‘viaggi’ comportano per la loro salute.

Per saperne di più: http://www.salute.gov.it/saluteDonna/saluteDonna.jsp