Le donne, le donne vere, stanno scomparendo dalla tv e sono state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime”. Lorella Zanardo, autrice del film documentario “Il corpo delle donne”, definisce così l’immagine del genere femminile che passa attraverso il piccolo schermo. Una rappresentazione che non solo alimenta gli stereotipi, ma talvolta arriva addirittura a calpestare la stessa dignità della donna. Da una indagine del Censis emerge che il 53% delle donne in televisione non ha voce, il 43% è associata a temi come sesso, moda, spettacolo e bellezza, e solo nel 2% dei casi a impegno sociale e professionalità.

Ma la tv non è il solo veicolo di un’immagine distorta e stigmatizzata della donna. Come afferma il Rapporto Ombra 2011 – studio elaborato dalla piattaforma italiana “Lavori in Corsa: 30 anni Cedaw” in merito allo stato di attuazione da parte dell’Italia della Convenzione Onu per l’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione nei Confronti della Donna -, del mondo femminile persiste una rappresentazione degradante, abusata dai mass media di ogni genere.

Uno degli ambiti in cui la figura femminile si trova ad essere più degradata è quello pubblicitario,. Nella maggioranza dei messaggi promozionali le donne non vengono infatti ritratte come “partner alla pari in tutti gli ambiti della vita” – come il Comitato Cedaw chiede dal 2005 -, ma continuano a essere usate strumentalmente, nude e in mostra per vendere ogni tipo di prodotto.

Ma se il loro corpo è messo in primo piano, la loro voce non si sente quasi mai. È questa la situazione in cui versa l’informazione italiana, dove le donne costituiscono il 19% dei soggetti di informazione, quelli cioè intervistati o di cui si parla. La sottorappresentazione del genere femminile in questo settore appare evidente: in “rosa” solo il 15% delle notizie relative alla politica e il 13% di quelle che parlano di economia. Quando vengono interpellate, è solo – o quasi – nelle vesti di soggetti appartenenti alla dimensione del privato. Nella maggior parte dei casi sono infatti identificate comerappresentanti dell’opinione popolare (57%), o chiamate a riportare un’esperienza personale (40%): tutti ruoli privi di autorevolezza e distanti dalla vita pubblica.

Numerose voci – e non solo provenienti dall’universo femminile – si sono recentemente alzate per chiedere una corretta e rispettosa rappresentazione della donna. Tra le esperienze più conosciute quella di Se Non Ora Quando, movimento trasversale nato il 13 febbraio 2011 per dire basta all’immagine degradante del genere femminile proposta da una parte del mondo politico e mediatico.

Per saperne di più: film documentario ‘Il corpo delle donne’ http://www.youtube.com/watch?v=5m4oM_gcZe4