La Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1979. Questa Convenzione è il primo documento di diritto internazionale che riconosce la discriminazione nei confronti delle donne quale questione a sé stante ed è per questo considerata una pietra miliare nel cammino per l’affermazione dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione nel 1985.

Ogni quattro anni gli Stati firmatari devono presentare al Comitato CEDAW, organo che monitora il rispetto della Convenzione, un rapporto in cui illustrano le misure adottate dai propri governi per raggiungere i risultati richiesti dalla Convenzione. Parallelamente al rapporto ufficiale governativo, la società civile ha la possibilità di redigere in maniera autonoma un proprio rapporto, il cosiddetto “Rapporto Ombra”, per fornire al Comitato un’analisi imparziale, non-governativa delle condizioni delle donne nel proprio Paese. Sulla base di questi due rapporti, il Comitato CEDAW formula le proprie raccomandazioni allo Stato esaminato, che è tenuto a considerare tali raccomandazioni e a risponderne negli anni successivi.

Nel luglio 2011 il Comitato CEDAW ha preso in analisi il VI rapporto governativo italiano e i Rapporti ombra presentati dalla società civile, pubblicando il mese successivo le sue valutazioni e raccomandazioni.

I principali motivi di preoccupazione segnalati dal Comitato sono stati:

  • l’elevato tasso di disoccupazione femminile, nonostante l’alto livello di istruzione delle donne e la discriminazione salariale che le donne subiscono;
  • la sottorappresentazione delle donne in politica, nel settore giudiziario, nelle posizioni di vertice della pubblica amministrazione e del settore privato;
  • l’accettazione generalizzata di ruoli stereotipati tra uomo e donna nella famiglia e nella società;
  • la rappresentazione diffusa della donna quale oggetto sessuale;
  • l’elevata prevalenza della violenza nei confronti di donne e bambine, l’elevato numero di donne uccise dai propri partner o ex-partner nonché il persistere di attitudini socio-culturali che condonano la violenza domestica;
  • la mancanza di dati sulla violenza e le discriminazioni multiple che subiscono le donne e bambine migranti, rom e sinte.

Il Comitato ha invitato l’Italia a porre in essere tutte le misure necessarie per far fronte agli elementi di preoccupazione evidenziati, in vista del prossimo rapporto periodico del 2015.
Per saperne di più http://lavorincorsa30annicedaw.blogspot.it/