Il termine di “dimissioni in bianco” indica la pratica, illegale, che obbliga le lavoratrici ed i lavoratori a firmare una lettera di dimissioni senza data, nel momento in cui firmano il contratto di assunzione. Una volta in possesso di tale lettera, il datore di lavoro potrà allontanare il/la dipendente per qualsiasi motivo. Il fenomeno delle dimissioni in bianco riguarda uomini e donne, ma viene collegato soprattutto al lavoro femminile perché spesso viene utilizzato in caso di gravidanza della lavoratrice.

Non si tratta di un fenomeno sotterraneo e poco studiato: l’Istat ha rilevato che oltre la metà delle interruzioni dell’attività lavorativa per la nascita di un figlio non è il risultato di una libera scelta da parte delle donne. Nel 2008-2009, infatti, sono state circa 800 mila le madri che hanno dichiarato di essere state licenziate o di essere state messe in condizione di doversi dimettere in occasione o a seguito di una gravidanza. Come sottolinea il Rapporto annuale 2011 dell’Istat, si tratta dell’8,7 per cento delle madri che lavorano o hanno lavorato in passato. L’Istat afferma inoltre che “la situazione appare particolarmente critica nel Mezzogiorno, dove pressoché la totalità delle interruzioni legate alla nascita di un figlio può ricondursi alle dimissioni forzate”.

La questione delle dimissioni in bianco non è assolutamente un problema di questi ultimi anni, ma risale all’inizio degli anni ’50, quando queste prendevano la forma delle “clausole di nubilato”. Il problema venne affrontato con la legge n. 7/1963, che sancì la nullità del licenziamento per causa di matrimonio.

Nel tempo si sono susseguite altre norme tese a contrastare questa pratica e tra le più recenti ricordiamo la legge n. 188 del 2007, che imponeva l’obbligo di redigere le dimissioni su apposito modello informatico, predisposto e reso disponibile da uffici autorizzati. La legge è stata abrogata nel maggio 2008 dal governo Berlusconi.

Nel 2012, dopo il cambio di governo e in seguito a una forte campagna di mobilitazione per il ripristino della legge 188, il governo Monti ha inserito una nuova disciplina del contrasto alle dimissioni in bianco nella legge di riforma del mercato del lavoro. Questa introduce il meccanismo della convalida delle dimissioni, che deve essere fatta dagli ispettori del Ministero del Lavoro nel caso in cui le dimissioni siano presentate da una lavoratrice incinta o da un lavoratore o una lavoratrice nei primi tre anni di vita, adozione o affido del figlio.

Per saperne di più www3.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/rapporto_2011.pdf